Nella nostra società un numero crescente di persone soffre di solitudine o di carenza affettiva e tanti sentono la necessità di avere con sé un animale in grado di amare incondizionatamente. Eh sì, l’essere umano sovente è egoista ma l’animale non lo è.
Quando l’età avanza, i figli diventano grandi e se ne vanno, il lavoro magari li porta lontano e rende loro impossibile dedicare tempo ai propri anziani. L’animale d’affezione, specialmente il gatto e il cane, riempie vuoti affettivi altrimenti impossibili da soddisfare, colmando la casa di calore fino a diventare il confidente prediletto, l’insostituibile compagno nella vita ordinaria. Come per i bambini, anche per le persone anziane la presenza in casa di un animale è una compagnia che può infondere sicurezza, senso di utilità e di soddisfazione negli stati d’animo più profondi.
Un animale, specialmente quello che per natura è giocherellone, sparge allegria nell’ambiente domestico in cui vive. Il legame affettivo che si instaura tra l’umano e l’animale è dunque fonte di gioia, ma può diventare fonte di preoccupazione per il futuro: “Chi si occuperà di lui quando io non ci sarò più” è un quesito che molti si pongono con apprensione e, in mancanza di parenti o amici che possano (o vogliano) accoglierlo in casa, alcuni provvedono a un lascito ereditario destinato al proprio animale per garantirgli un degno accudimento.
La scelta di convivere con un animale d’affezione, però, non è prerogativa solo della vecchiaia e non lo è particolarmente della vecchiaia in solitudine. Anche nell’età adulta (quella, per intenderci, in cui si è attivi lavorativamente e si ha una vita sociale intensa) sempre più persone, sebbene conducano già un’esistenza piena, includono i pets nella propria famiglia. Come mai?
Gli animali sanno davvero renderci migliori e ci fanno apprezzare, di più, la vita. Hanno l’abilità di suscitare simpatia e, nel farci scoprire che in fondo siamo simili a loro (vivendo insieme, ci si somiglia sempre di più), ci aiutano a conoscere meglio noi stessi. Con la loro presenza, ci stimolano a essere più accudenti, solidali e generosi. Con la loro spontaneità ci fanno scoprire capaci di uno scambio reciproco di affetto, che non vuol dire solo coccole e carezze, ma anche empatia profonda e commozione. Un esempio tra tutti è quello che si può notare in una situazione di malattia. Tra l’umano e il suo compagno a quattro zampe, infatti, quando l’uno o l’altro si ammala, avviene un trasferimento vicendevole di attenzioni ulteriori, di affetto, di empatia, che accompagna teneramente il percorso di guarigione o di aggravamento. E questa emozione è in grado di superare i confini della morte, rimanendo come in sospeso, e con una generosità perfino maggiore da parte dell’animale, che alle volte non riesce a superare il lutto e la perdita del suo compagno umano.